Opposizione in manovra
Il Pd ha presentato una manovra alternativa a quella del governo. In attesa degli emendamenti, il piano prospettato contiene parti pregevoli di coraggioso indirizzo liberale e vecchi arnesi fiscalisti e giustizialisti. La parte migliore, ancora generica però, riguarda il progetto di alienazione di una quota del patrimonio immobiliare pubblico e le nuove liberalizzazioni. Su province e piccoli comuni il Pd resta nel vago, forse cercando l’inciucio con la Lega nord e quanti si battono contro lo sfoltimento previsto.
13 AGO 20

Si tratta di un peccato veniale in confronto a quelli mortali che riguardano la parte fiscale nella quale, assieme a misure di lotta all’evasione che somigliano a gride manzoniane, emergono due tributi patrimoniali: un’imposta ordinaria sui grandi valori immobiliari che sembra una eco di quella di Luca Cordero di Montezemolo e un tributo del 15 per cento, retroattivo, sui capitali scudati. Le nuove misure sul reato di falso in bilancio sembrano fatte apposta per creare ostacoli all’investimento estero; il tributo sui grandi patrimoni contrasta con il progetto di alienazione di immobili pubblici e quello sui capitali scudati, con la sua natura retroattiva discriminatoria, costituisce una negazione dello stato di diritto.
Per l’aumento dell’età pensionabile, il Pd ne discuterà solo dopo che saranno state accolte queste sue proposte: il che non è una grande prova di responsabilità. Nel complesso un ircocervo che strizza gli occhi un po’ a Montezemolo, un po’ a Bossi, un po’ a Travaglio, senza spiegare come tutti questi interventi, al netto delle maggiori spese per una datata politica industriale, potrebbero equivalere in euro alla manovra governativa.